ParoleIde[e]

Il circolo vizioso.

“Se bastoni con nuove e maggiori imposte i contribuenti, soprattutto in un momento di crisi economica, questi debbono stringere la cinghia. Pagheranno l’Imu, ma eviteranno la pizzeria. Per sfamare la bestia statale, i contribuenti mettono a stecchetto se stessi. In un circolo vizioso. Lo Stato incassa di più, il contribuente spende di meno, il cittadino chiede aiuti che sono graziosamente elargiti dallo Stato con le risorse recuperate dai contribuenti. Ma c’è qualcuno al mondo che possa ritenere questo circuito infernale ragionevole? Sì. Coloro che grazie a questa follia ottengono potere e ruolo: burocrati e politici”

Nicola Porro

Foto: Abisso #1

Autore: Stefano Fanni [http://www.theca-art.com/]

2013: Requiem per la Sovranità (perduta).

nuvola

Sarò breve.

Fra poco meno di due mesi ci recheremo alle Urne.

Il rito supremo della liturgia democratica rischia di trasformarsi in uno sterile esercizio cui gli elettori saranno chiamati a dispetto della sua inutilità, figuranti inconsapevoli di una tragicommedia della quale ritengano, invece, di essere protagonisti.

In realtà essi saranno chiamati ad eleggere un Governo privo di poteri sostanziali di indirizzo.

Le decisioni – quelle fondamentali per le sorti del Paese, beninteso – verranno, infatti, prese altrove. I nostri rappresentanti in Parlamento non saranno che inutili comparse; si illuderanno di decidere e legiferare ma non eserciteranno alcuna funzione se non quella – peraltro ben retribuita – di commedianti nella grandiosa messa in scena della Democrazia.

Il disegno di una ristretta oligarchia di oscuri, potentissimi tenocrati al servizio della finanza internazionale sta avendo il sopravvento. Che piaccia o meno e a dispetto di chi pensa si tratti solo di infondate concessioni ad un complottismo pret-a-porter.

Senza che nemmeno ce ne rendessimo conto, facendo carognescamente leva su paure irragionevoli ed immotivate, costoro ci hanno costretto ad accettare la progressiva decostruzione della nostra Sovranità e, dunque, della nostra identità nazionale attraverso un processo lento ma inesorabile, caratterizzato da uno stillicidio di provvedimenti elucubrati al di fuori dei patri confini da individui non eletti, poi surrettiziamente introdotti e recepiti nel nostro ordinamento come – a titolo meramente esemplificativo e tutt’altro che esaustivo – il “fiscal compact”, il “fondo salva Stati” o il principio del “pareggio di bilancio” (costituzionalmente recepito “sotto traccia”, quasi alla chetichella, per evitare che qualcuno potesse far aprire gli occhi ai sudditi sulle mostruose implicazioni da esso derivanti).

Tutto ciò è meglio spiegato da economisti e giornalisti “indipendenti” come Alberto Bagnai (@AlbertoBagnai) e Claudio Borghi (@borghi_claudio), che invito tutti i followers a seguire con attenzione.

Ritengo sia illuminante, all’uopo, un articolo scritto dal vituperatissimo e controverso Paolo Barnard (@paolobarnard), che di seguito riproduco a beneficio di tutti coloro che vorranno leggerlo.

Segnalo, inoltre, il link ad un interessantissimo resoconto di un recente seminario del Censis sulla “Crisi della sovranità”:

http://www.dirittisociali.org/attualita/2012/06/la-crisi-della-sovranita-secondo-il-censis.aspx

Non posso che concludere esortando tutti ad esprimere l’unico voto possibile: quello in favore di coloro che prometteranno di tirarci fuori dalle mortali sabbie mobili della palude europeista.

Alcune considerazioni … (di Paolo Barnard).

Da oltre dieci anni pubblico le prove della progressiva perdita di qualsiasi sovranità politica e costituzionale degli Stati occidentali (WTO, GATS, ecc.).

Oggi, nel caso dell’Eurozona, quella perdita è totale. Ciò significa che nessuno degli uomini o delle donne che oggi si azzuffano nelle liste elettorali, premier o parlamentari, vi potrà governare nei prossimi 5 anni. 

Essi eseguiranno solo ordini impartiti da tecnocrati europei, dai Trattati europei, e dai mercati finanziari, fine (le prove qui sotto). 

Fra Vendola e Monti lo spazio di manovra è non più dello 0,1%, se consideriamo le politiche nazionali che contano. Grillo ancora meno, perché il suo team è talmente scadente che neppure riuscirebbe a capire come si paga uno stipendio di un bidello, meno che meno cosa siano le Collective Action Clauses sui titoli del Tesoro o il Correcting Macroeconomic Imbalances.

Inutile votare sti’ politici, inutile leggerne i programmi, guardare i dibattiti tv. Essi sono figure virtuali, impotenti al 99,9%, sono morti viventi.
Il pareggio di bilancio va inserito nella Costituzione (sancito dal Fiscal Compact nel TITOLO III art. 3/1 a – 3/2). Significa che il governo deve spendere 100 e tassarci 100, lasciando a noi cittadini e imprese esattamente 0 denaro. Unica nostra alternativa è erodere i risparmi o indebitarci con le banche. Questo è precisamente l’impoverimento automatico che oggi chiamiamo ‘la crisi’. L’Italia ha ubbidito e ha messo in Costituzione il pareggio di bilancio, ma ora sapete che non è stata affatto una scelta parlamentare per il bene del Paese, ma una costrizione esterna dettata dalla minaccia di sanzioni europee (leggi sotto).

Il governo dovrà sottomettere la legge di bilancio alla Commissione Europea prima che al Parlamento, e solo dopol’approvazione di Bruxelles potrà  interpellare i deputati.

Se il governo sgarra, potrà essere multato di miliardi di euro e scatta una procedura chiamata Preventing Macroeconomic Imbalances. Concede alla Commissione e al Consiglio Europeo poteri di intervenire sulle politiche italiane del lavoro, sulla tassazione, sullo Stato Sociale, sui servizi essenziali e sui redditi per imporre tagli e maggiori tasse.

Imporre, non suggerire.

La competitività italiana sarà giudicata dai poteri europei superiori a governo e Parlamento in rapporto al contenimento degli stipendi e all’aumento della produttività. Gli stipendi pubblici devono essere tenuti sotto controllo per non danneggiare la competitività. La sostenibilità del debito nazionale viene giudicata a seconda della presunta generosità di spesa nella Sanità, Stato Sociale, e ammortizzatori sociali. Le pensioni e gli esborsi sociali devono essere riformati “allineando il sistema pensionistico alla situazione demografica nazionale, per esempio allineando l’età pensionistica con l’aspettativa di vita”.
L’Italia, Stato della zona Euro, dovrà chiedere l’approvazione alla Commissione Europea e al Consiglio Europeo prima di emettere i propri titoli di Stato. Anche qui la funzione primaria di autonomia di spesa dello Stato sovrano è cancellata (sancito dal Fiscal Compact nel TITOLO III art. 6).
Se l’Italia dovrà chiedere un aiuto finanziario al Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) sarà obbligata a sottoscrivere, in accordo con la Commissione Europea, col FMI e con la BCE, un Memorandum dove si vincola a obbedire a tutto ciò che il MES e FMI gli imporranno, a tutti i Trattati, a tutte le condizioni del prestito, persino a critiche e suggerimenti dei sopraccitati. Il Parlamento italiano non ha alcuna voce in capitolo neppure qui.
Fonti: The Stability and Growth Pact, The European Semester, Preventing Macroeconomic Imbalances, The EuropactThe Fiscal Compact, The European Stability Mechanism(MES).

Infine, il governatore della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, ha il potere sancito dallo statuto BCE di ricattare qualsiasi banca italiana attraverso i poteri della Struttura di Controllo del Rischio(Risk Contol Framework), e anche qui il governo italiano è impotente. E, come sapete, l’Italia, che ha perduto con l’Eurozona la sua moneta sovrana, dipende dai mercati di capitali internazionali per ricevere ogni centesimo di euro che spende per la vita dello Stato, per cui è da essi ricattabile al 100%, cioè il governo, il Parlamento, i cittadini, la Costituzione sono alla mercé dei mercati, interamente.
Bene. Ho finito.

Voterete dei morti, impotenti, inutili, senza alcun reale potere. Dobbiamo urlare alla politica che noi sappiamo tutto questo, e che loro devono promettere all’elettorato di portarci fuori da questo orrore europeo con un voto di orgoglio e di salvezza nazionale.

“E il poveretto non se n’era accorto, andava combattendo ma era morto”

Link diretto: Paolo Barnard – [Alcune considerazioni su…].

::: Capreas :::

capreas5WAT

Ma gli occhi che hanno guardato Capri non vogliono bere altro. Gli occhi che hanno guardato Capri non vogliono mangiare altro.

(Elena Scarfagna Rossi)

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Questa Costituzione non è il Vangelo.

Per Voi su ParoleIde[e] questo scritto intriso d’amor patrio e Verità del grande Marcello Veneziani.

La-Costituzione-Italiana

La Costituzione non è il Vangelo né la Divina Commedia.

Per carità, capisco l’intento pedagogico e m’inchino al successo mediatico della Costituzione narrata dal comico di Stato e mistico delle istituzioni, il Beato Benigni.

L’avesse raccontata un costituzionalista, non avrebbe avuto neanche l’otto per mille di quegli ascolti. È giusto ridare fiducia agli italiani, indicare riferimenti positivi, motivare la politica, suscitare dignità di cittadinanza. Però lasciatemi scartare la caramella costituzionale di Benigni. Per prima cosa c’è troppo glucosio, troppa retorica stucchevole. C’era un che di forzato e manieristico in quell’euforia da finto-invasato. Esagerati i suoi elogi a pure ovvietà di buon senso o intenzioni magnifiche quanto irrealizzabili. Nel suo fervore mistico, Benigni l’ha paragonata ai Dieci Comandamenti ma per dire che la nostra Carta è superiore perché – ha notato il comicostituzionalista – le Tavole dettate dal Signore esprimono solo divieti, mentre la nostra Carta è positiva, invoglia a desiderare.

Superato lo choc iperglicemico, mi addentro nello slancio erotico verso la Costituzione, decantata addirittura come la più bella del mondo. A proposito d’amor patrio noto una lacuna della nostra Costituzione: di amor patrio non ne accenna affatto. La patria è citata solo all’art. 52 per la difesa dei confini (poi difesi con le basi Usa): pochino per fondare un patriottismo della Costituzione. Del resto molti Costituenti, con tutto il rispetto, erano patrioti di patrie altrui; per un terzo di loro la patria era l’Unione Sovietica. All’amor patrio, ricordo a Benigni in versione Napolitano, la sinistra è giunta di recente. Ricordo bene che vari decenni dopo la Costituzione era ancora reazionario e fascista sventolare il tricolore. La scoperta della patria avviene a sinistra soprattutto per mettere in contraddizione il centrodestra con l’alleato leghista. D’altra parte suona un po’ grottesco scoprirsi trombettieri della patria mentre si plaude alla perdita della sovranità nazionale e al nuovo collaborazionismo filo-tedesco che detta leggi, premier e prelievi.

Ma poi, si sa, non bastano belle costituzioni per fare buone democrazie. Anche l’Urss aveva una Costituzione federale, repubblicana e democratica, se è per questo. E pensate all’uso giacobino della Dichiarazione dei diritti umani, dalla Carta alla ghigliottina. No, le carte non bastano; non sono atti ma premesse e promesse. Sarebbe lungo l’elenco degli articoli traditi e disattesi. Si pensi alla violazione del diritto costituzionale di scegliersi i propri rappresentanti, con una legge elettorale che non è stata cambiata. Sarebbe poi penoso ricordare alle vestali che gridano «Giù le mani dalla Carta» che la medesima è stata ritoccata di recente due volte e per due cose che mortificano la sovranità: le modifiche del titolo quinto e il pareggio di bilancio. Ovvero più poteri alle sciagurate regioni e lo scettro in mano agli eurocrati della finanza.

Avvertite poi Benigni che monarchia non è sinonimo di tirannide, ci sono monarchie di antica nobiltà che possono dare lezioni di libertà e democrazia a tante smandrappate e sinistrate repubbliche.

La nostra è una buona Costituzione, chiara e ben scritta, che risulta davvero un compromesso di alto profilo fra le culture più importanti del Paese: la cultura cattolica, laico-liberale, socialista e comunista. Più un convitato di pietra che chiamerò la cultura nazionale: nella Costituzione c’è l’umanesimo del lavoro di Gentile, c’è la scuola e la tutela dell’ambiente di Bottai, c’è la Carta del lavoro, il sistema previdenziale e lo Stato sociale, l’intervento pubblico nell’economia, il Concordato e il Codice Rocco.

Ma dopo aver mangiato la caramella costituzionale di Benigni, ti resta un languore: ma davvero dobbiamo riversare il nostro amor patrio su una Carta, un Dettame? Dire come fa Benigni che la Costituzione ci protegge non è meno religioso che dire la Madonna ci protegge. È una fede, non un fatto. Sappiamo per esperienza che non bastano né le leggi né le preghiere per fermare il degrado, il declino, il malaffare, la malavita, il malessere italiano.

Mentre il Beato Benigni si allontana, spargendo odore di violetta, vorrei dire: rispettatela di più e amatela di meno, questa Costituzione, osservatela di più e cantatela di meno. Si ama la patria perché è la tua origine, la tua terra, la tua lingua, la tua storia, la tua tradizione, il tuo habitat, i tuoi cari, la tua casa. Non perché lo prescrivono articoli di legge. Non confondete i sentimenti con i regolamenti.

Marcello Veneziani.

Link all’articolo:

Caro Benigni, questa Costituzione non è il Vangelo – IlGiornale.it.

Il discorso di Pericle agli Ateniesi.