Una teoria intellettuale dell’omosessualità

 

Immagine

L’antropologo funzionalista britannico Gregory Bateson dedicò parte del suo fieldwork allo studio della struttura socio-culturale degli Iatmul, una popolazione indigena della Nuova Guinea.

Bateson fu incuriosito, tra gli altri peculiari tratti culturali degli Iatmul, da uno strano cerimoniale che costoro praticavano per sancire pubblicamente il passaggio di individuo da una condizione sociale ad un’altra o per rivestire di “sacro” un’azione cui la collettività riconnetteva un particolare valore – ad esempio la cattura, da parte di un adolescente, della prima preda di caccia (che ne sanciva l’ingresso nell’età adulta).

La particolarità di questo “rito di passaggio” risiedeva nell’esteriorità della sua liturgia: I familiari del soggetto festeggiato, maschi e femmine, indulgevano infatti in atteggiamenti che oggi potremmo definire ricorrendo al termine tanto in voga di ”transgender”, travestendosi ed assumendo il contegno emotivo esteriore tipico del sesso opposto. Così, ad esempio, il fratello della madre – figura centrale in molti sistemi di parentela “tribali” -, avrebbe potuto indulgere, nei confronti del “giovane-adulto”, in manifestazioni d’affetto che l’eidos (cioè l’ “ideale culturale” della società Iatmul) non gli avrebbe consentito di esternare; allo stesso modo, la madre avrebbe potuto affrancarsi dall’eidos, che imponeva alle femmine di mantenere un contegno sottomesso, dolce e remissivo nei confronti degli individui di sesso maschile, assumendo un ethos (un contegno emotivo esteriore) improntato alla “fierezza” per l’azione compiuta dal figlio.

Le categorie concettuali di Eidos (“ideale culturale di una società”) ed Ethos (“contegno emotivo esteriore condizionato dall’Eidos“), suggeriscono, a ben vedere, una nuova possibile interpretazione del fenomeno della dilagante omosessualità all’interno delle società “occidentali” come esito inevitabile della guerra combattuta negli ultimi decenni per distruggere, in chiave antinietzschiana, l’eidos occidentale sedimentatosi nel corso di duemila anni di storia.

L’erosione dei ruoli codificati nell’eidos occidentale, il loro annullamento e, infine, il loro sovvertimento, riflette il disagio di una società prigioniera di un ethos che avverte “inadeguato” rispetto all’esigenza di un libero, compiuto, svolgimento della personalità.
Non v’è da meravigliarsi, dunque, della deriva etica omosessuale nelle societa’ occidentali: Essa non è che l’oggettivazione del disagio legato all’inadeguatezza del codice etico scolpito in un’eidos percepito come superato.

Gli outing di massa e le rivendicazioni, spesso grottesche, di una parte della galassia omosessuale paiono, dunque, espressione conclamata di una volonta’ di ribellione non più latente ad una camicia di forza etica e culturale eteroimposta che ha deformato i “ruoli” e l’identità di genere ad essi collegata, “cristallizzandoli” in codici di comportamento evidentemente superati o avvertiti come tali.

Immagine

Il maschio, in particolare, sembra rivendicare con sempre maggior vigore il diritto di esprimere la componente femminile della propria personalità di base; nelle società in cui le convenzioni sociali sono avvertite come particolarmente soffocanti, tale repressa aspirazione trova, evidentemente, il suo naturale sbocco in una omosessualità “intellettuale” prima ancora che “biologica”, della cui vera natura è lecito supporre che moltissimi gay-dichiarati (o convinti-di-essere-tali), ma soprattutto i paladini e le pasionarie delle rivendicazioni “omo”, siano pienamente consapevoli.